Roma
GEOGRAFIA.
Situata sulle sponde del Tevere, là dove il fiume, scorrendo con debolissima pendenza tra i «sette colli», descrive ampi meandri che danno origine a piccole piane, R., la città eterna, è oggi una metropoli ricca di contraddizioni.
Prima capitale di un grande impero, poi del piccolo stato della chiesa, infine dello stato italiano, è sede del governo di uno stato laico e anche della chiesa e del papato; è uno dei principali centri del mondo per tradizioni e cultura ed è polo turistico internazionale; con i suoi 2.645.717 ab. (1999) è il primo comune italiano per popolazione.
Quando nel 1870 essa fu scelta come capitale del regno, i suoi abitanti assommavano a 200.000 e la struttura viaria del nucleo medievale era in gran parte rimasta immutata.
Notevoli interventi si resero pertanto necessari per accogliere le attrezzature per l'amministrazione dello stato.
Non mutò soltanto la struttura urbanistica delle città, ma anche quella economica e sociale; all'economia in complesso stagnante della Roma papale, si sostituì un'economia strettamente legata all'amministrazione dello stato, ai grandi centri direzionali degli istituti di credito e in seguito delle imprese statali e parastatali, delle compagnie di assicurazione, a cui si aggiungevano il commercio indispensabile all'approvvigionamento dell'aumentata e più esigente popolazione e il turismo.
Nel secondo dopoguerra i ritmi di crescita aumentarono ancora, a causa della forte immigrazione dalle regioni meridionali.
La popolazione si è sostanzialmente stabilizzata negli anni ottanta, per poi conoscere un progressivo calo.
► STRUTTURA ECONOMICA.
Ancora oggi la struttura economica della città è caratterizzata da una preponderanza del settore terziario.
Alla sua funzione di centro politico amministrativo infatti Roma aggiunge quella di centro artistico-religioso, con forti correnti turistiche.
Il settore industriale, mai del tutto assente, a partire dagli anno Ottanta del XX sec. è stato interessato da profondi mutamenti.
Si è assistito infatti al proliferare di piccole e piccolissime imprese che operano in settori di punta (dall'informatica alle telecomunicazioni alle biotecnologie), fondate sulla ricerca e integrate nei circuiti sia nazionali sia internazionali.
La presenza di queste attività di tipo innovativo ha inoltre rafforzato il terziario di tipo avanzato.
Allo sviluppo industriale si è accompagnato una sorta di «risveglio» della potenzialità della città in senso moderno, con immediata ricaduta territoriale.
Secondo le più recenti ricerche in campo urbanistico il polo romano influenza l'intero territorio provinciale, a cui è unito da legami di interdipendenza socio-economica.
All'interno di questo sistema si possono individuare una trentina di comuni della prima cintura che presentano maggiori flussi di pendolarità e funzionali con Roma, e un'altra trentina di seconda cintura.
Nel processo di modernizzazione della città e di integrazione del centro con il suo hinterland assume particolare importanza il potenziamento delle vie di comunicazione.
È stato potenziato il grande raccordo anulare (GRA) e sono state realizzate bretelle autostradali che permettono al traffico di transito di superare Roma decongestionando il GRA.
È stato realizzato il collegamento ferroviario tra la stazione Ostiense e l'aeroporto di Fiumicino.
Ma al di là dello sviluppo delle sue industrie, grazie al quale ormai si può considerare la terza metropoli industriale italiana, Roma riveste un ruolo primario come centro direzionale e culturale.
Vi risiedono infatti la presidenza della repubblica, il governo, i due rami del parlamento, la corte costituzionale e la corte dei conti, le ambasciate di numerosi paesi, ed anche organismi internazionali, quali la FAO, le sedi delle maggiori banche e dei grandi enti di stato, istituti di ricerca (ENEA, CNR).
La sua università principale, La Sapienza; altre università statali sono quelle di Tor Vergata e la III Università, privati sono invece l'Università cattolica, la Libera università di studi sociali (LUISS), gli atenei pontifici.
A queste si aggiungono vari istituti a livello universitario, la prestigiosa Accademia di S. Cecilia, l'Accademia nazionale di arte drammatica, l'Istituto centrale del restauro, fra gli altri, importanti istituti di cultura (l'Accademia dei Lincei, l'Accademia di San Luca, il CNR, l'Istituto per gli studi sul Medio ed Estremo Oriente, e molti altri) e numerose accademie straniere.
SVILUPPO URBANO E PATRIMONIO ARTISTICO.
▪ La Roma antica.
Tenui sono i resti dell'insediamento primitivo (i fondi delle capanne della prima età del Ferro, secc.
IX-VIII a. C., sul Palatino; necropoli arcaica, secc.
IX-VI a. C., lungo la via Sacra nel Foro romano).
Nel Foro si conservano le poche reliquie dell'età dei Re (le fondazioni della Regia, il collegio delle Vestali, il Volcanale o altare di Vulcano, l'iscrizione con lex sacra nella cosiddetta tomba di Romolo, sotto il lapis niger ), mentre le presenze archeologiche del periodo repubblicano sono già più incisive e leggibili.
Nel sec. III a. C. la città doveva aver raggiunto un notevole sviluppo se le sue mura, impropriamente dette «serviane», racchiudevano l'Esquilino, il Viminale, il Quirinale, l'Aventino, il Celio, il Palatino e il Campidoglio, per uno sviluppo totale di ca.
11 km; esse sono in parte ancora visibili fuori terra in viale Aventino e presso la stazione Termini.
A questa fase si deve la configurazione del Foro romano, una piazza quasi rettangolare su cui si affacciavano i Rostri (sistemati da Giulio Cesare nel 44 a. C.), la basilica Giulia (55-44 a. C. sul luogo della preesistente basilica Sempronia), il tempio di Saturno (497 a. C.), il tempio di Giulio Cesare (29 a. C.), il tempio dei Dioscuri (484 a. C., ma ricostruito 117 a. C. e 6 a. C., del quale restano tre colonne corinzie di marmo pario) e l'arco di Augusto (29 a. C.).
L'antico costume di erigere nel Foro o nelle sue adiacenze i monumenti celebrativi continua ancora nel sec.
III d. C., quando venne eretto l’arco di Settimio Severo (del 203, a tre fornici, alto quasi 21 m e largo oltre 23) ben conservato, e nel sec. VII, con la colonna di Foca.
Dietro il tempio dei Dioscuri è la chiesa di S. Maria Antiqua, il principale e più antico edificio del culto cristiano nel Foro (sec. VI), che conserva affreschi del sec. VIII.
Il tempio di Antonino e Faustina (restano dieci colonne del pronao, in marmo cipollino, della metà del sec. II) fu trasformato in chiesa soltanto nel sec. XI (S. Lorenzo in Miranda), mentre al sec. VII risale la fondazione della chiesa di S. Adriano nella Curia il cui ripristino consente di osservare il primitivo aspetto, con l'antico pavimento marmoreo in opus sectile .
Dopo il Foro, il luogo che conserva le tracce più intense della Roma archeologica è il Palatino, sede della cosiddetta Roma quadrata, il nucleo fortificato iniziale della città dei Re, in età classica, quartiere residenziale di lusso.
Con l'imperatore Tiberio ed i Flavii la collina fu quasi completamente occupata dalla Domus Augustana, la residenza imperiale che oggi si presenta come un suggestivo parco archeologico, con ruderi imponenti ed una folta vegetazione.
Nel Cinquecento il Palatino fu occupato dalla villa Farnese (che copre gran parte della Domus Tiberiana ) della quale restano, oltre il parco (Orti Farnesiani), il portale d'ingresso, del Vignola e del Rainaldi (ora in via S.
Gregorio), l'Uccelliera, un ninfeo ed il pittoresco Casino (sec. XVI).
A sud della Domus Tiberiana, sono i ruderi della cosiddetta casa di Livia (decorazioni e affreschi di grande rilievo) e del tempio di Cibele (204 a. C.).
Il palazzo dei Flavi, con le aggiunte di Settimio Severo, occupa la zona orientale del Palatino; tra questo e la Domus Severiana sorgeva il grande stadio di Domiziano, nel sito dell'attuale piazza Navona.
Già il Palatino, nell'intensa stratificazione delle fabbriche, dà un'idea del tipo di sviluppo urbano seguito da Roma antica, che non esitava di fronte a drastiche demolizioni e ricostruzioni.
Dopo l'incendio appiccato nel corso dell'invasione celtica (390 a. C.), Roma si dette una cinta muraria che racchiudeva tutte le aree urbanizzate e procedette ad una rapida ricostruzione, ma crebbe senza un piano organico, con strade strette e tortuose.
Caratteristiche nettamente popolari aveva il quartiere dell'Aventino (residenza dei plebei secondo la lex Icilia fin dal 456 a. C.), prospiciente l'area commerciale (scali, depositi e cantieri navali).
Giulio Cesare, con la collaborazione di un architetto ateniese, orientò lo sviluppo di Roma verso la zona compresa nell'ansa del Tevere (Campo Marzio).
Già con Augusto l'area si era riempita di complessi termali (celebre quello di Agrippa), di templi ed anfiteatri (resti di quello di Statilio Tauro); il Campo Marzio diventava un quartiere di grandi opere pubbliche, con tracciati stradali regolari capace di fornire un'immagine di prestigio.
Di qua ebbe origine la progressiva costruzione dei Fori imperiali che sopravvissero alla decadenza medievale nell'immagine del «Campo Vaccino», pascolo di bestiame ma anche luogo di esaltanti memorie per i primi umanisti.
Al vecchio, glorioso Foro romano si aggiunsero così il Foro di Cesare (54-46 a. C.), quello di Augusto con il tempio di Marte Ultore (31-2 a. C.), quello di Vespasiano con il tempio della Pace (71-75 d. C.) e, infine, i Fori di Nerva con il tempio di Minerva (98) e il Traiano con le biblioteche e la basilica Ulpia (113).
In ultimo fu costruita la basilica di Costantino, iniziata nel 308 da Massenzio.
I quartieri collinari furono distrutti dall'incendio del 64 e l'imperatore Nerone ne approfittò per erigersi la Domus Aurea e per impostare un piano di rinnovamento urbano.
La Domus Aurea (architetti Severo e Celere), ora parzialmente visitabile, aveva dimensioni gigantesche, lussuosissima, comprendeva giardini e laghi, rivestimenti dorati con intarsi di madreperla e gemme incastonate.
L'ultima grande ristrutturazione di Roma fu intrapresa da Domiziano (81-96), dopo un nuovo incendio (80).
L'urbanistica dei Flavi si iscrive nell'opera di progressivo smantellamento dell'immagine di Nerone.
Traiano interra tutte le sale della Domus Aurea sovrapponendovi le sue terme, accanto a quelle di Tito, in modo da definire un grande asse attrezzato dal Colosseo al Campidoglio, lungo il quale, seguendo il tracciato dell'attuale via dei Fori imperiali, si allinearono il Foro e i Mercati di Traiano, la basilica Ulpia, il Foro di Vespasiano e l'arco di Tito.
La nuova cinta muraria di Aureliano (271) era lunga quasi 19 km e lungo il suo percorso dovevano esserci 383 torri e 18 porte principali.
Così il profilo consueto della città imperiale, aperta si trasforma nel profilo turrito di una città di frontiera.
Per Roma comincia il Medioevo.
► IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO.
Il patrimonio archeologico pagano e cristiano tramandatoci, malgrado le spoliazioni, i crolli e le trasformazioni, è tuttora ingentissimo e rappresenta il primo motivo di richiamo di questa città unica.
La lettura di esso con le contaminazioni delle epoche successive non fa che accrescerne il fascino, nel complesso gioco di stratificazioni che ne deriva.
Uno dei principali complessi archeologici di Roma è oggi quello del Colosseo, nel quale si trovano: l'anfiteatro Flavio, iniziato da Vespasiano dopo l'anno 70, il tempio di Venere e Roma, dedicato nel 135 da Adriano e composto da due celle accostate per le absidi; l'arco di Costantino, destinato nel 315 a celebrare la vittoria di Ponte Milvio.
Il Colosseo (pianta a ellisse di diametri 188 e 156 m, per l'altezza di quasi 60 m, poteva contenere oltre 50.000 persone) esprime l'apogeo della potenza imperiale.
I tre ordini sovrapposti di arcate di travertino, poggianti su pilastri e semicolonne doriche al piano terreno, ioniche al primo e corinzie al secondo, sono coronati da un altissimo attico, decorato da lesene corinzie e da mensoloni a sostegno dei pali che reggevano il velario con cui si proteggeva la cavea dai raggi del sole.
Colpito da eventi naturali nei secc.
III, V e XIII, diventò nel Trecento la fortezza dei Frangipane, poi di altre famiglie; i blocchi delle parti crollate servirono, nei secc. XV-XVIII, per costruire altri edifici, dal palazzo Venezia a quello della Cancelleria, dalle basiliche di S. Pietro e S. Giovanni fino al porto di Ripetta.
Tra il Colosseo e il Campidoglio si estendono le imponenti rovine dei Fori imperiali: di questi il più grandioso (e l'ultimo in ordine di tempo) è quello di Traiano, del quale restano parte della basilica Ulpia, parte delle biblioteche e la celebre colonna (113) sulla quale si svolge un fregio a spirale che illustra in un bassorilievo le due campagne di Traiano contro i daci.
Sul Foro affacciava il prospetto a esedra dei mercati Traianei; nel Medioevo vi furono ricavati un convento (ora distrutto), la torre delle Milizie (sec. XIII) che, con la casa dei Cavalieri di Rodi, affacciata sul Foro di Augusto (di cui custodisce ora l'Antiquarium) e sui Mercati (loggia del1470), costituisce uno scenografico sfondo al parco archeologico.
Al Foro di Traiano si affianca il Foro di Augusto, dedicato a Marte Ultore con due portici absidati (basiliche) e l'aula del Colosso (superstiti le impronte dei piedi e frammenti delle mani).
Infine, il Foro di Nerva (97), con il basamento del tempio di Minerva e due belle colonne corinzie con trabeazione, e, poco più avanti, il Foro della Pace (dell'imperatore Vespasiano) oggi in parte assorbito nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, mentre in un'altra aula si conservava la Forma Urbis di Settimio Severo (pianta in marmo della città in scala 1:240).
La chiesa dei Ss. Cosma e Damiano (527 e rinnovata nel sec. XVII) è preceduta dal cosiddetto tempio del Dio Romolo ed ha mosaici del sec. VI.
Castel Sant'Angelo trae origine dal mausoleo Adriano, tomba dell'imperatore e dei suoi successori (139) collegato al resto della città dal ponte Elio (ora ponte S. Angelo ristrutturato nel 1668 con statue di angeli della bottega del Bernini e le statue di S. Pietro e S. Paolo del 1535) trasformato in struttura fortificata nel 403.
Fortezza e prigione nel Medioevo e durante il «sacco di Roma» (1527), nel 1901 iniziarono i restauri, che liberarono il monumento dalle superfetazioni e misero a nudo il basamento quadrato con i torrioni di Niccolò V e Alessandro VI agli angoli, il corpo cilindrico sopraelevato da Benedetto IX (1033-44) e coronato dalla cortina merlata (Alessandro VI, fine sec. XV) e dalla loggia di marmo (Giulio II, inizio sec. XVI).
Dal cortile d'Onore (o dell'Angelo) si accede alla cappella di Leone X, all'armeria (museo di armi antiche e moderne), alle sale di Clemente VII (stanza da bagno con stucchi ed affreschi di G. Romano), della Giustizia (ex tribunale), dell'Apollo (grottesche del 1547), al cortile del Pozzo (puteale di Alessandro VI) e di qua alle panoramiche logge di Paolo III e di Giulio II, che introducono all'appartamento di Paolo III con ambienti decorati da Perin del Vaga e aiuti.
Il corpo turrito centrale sostiene la statua bronzea dell'Angelo, di P. van Verschaffelt.
Un altro monumento, tipologicamente simile, è il mausoleo di Augusto, destinato alle sepolture della famiglia Giulio-Claudia; fu trasformato dapprima in fortezza dai Colonna (sec. XII), poi utilizzato come cava di pietra, come vigna, giardino, infine come teatro (Corea) e sala da concerti (Augusteo).
Nel 1936 fu sistemato a rudere e accanto ad esso fu ricomposta l'Ara Pacis Augusteae (13-9 a. C.) con elegantissimi rilievi, figurati e non che ne decorano il recinto marmoreo.
Altri ruderi del Campo Marzio di cui sono stati identificati quattro templi, sono presso l'odierno largo Argentina.
Monumentali ruderi di alcuni sepolcri sono lungo il primo tratto della via Appia, fuori Porta S. Sebastiano (Appia Antica): domina su tutti il grande tumulo cilindrico di Cecilia Metella (sec. I a. C.).
▪ La Roma medievale.
Verso il sec. IX il tessuto urbano aveva perduto la compattezza e la densità di un tempo e qua e là si andavano formando piccoli nuclei insediativi, intorno ai nuovi poli funzionali ed ai brandelli della rete viaria antica, in buona parte sepolta.
Un nuovo asse stradale sembrava prevalere e costituire la spina della nuova città: la via Papalis, il percorso seguito dai pontefici per recarsi dal Laterano al Vaticano attraverso il Campo Marzio e ponte Elio.
Il Campo Marzio fu il centro della Roma medievale, la zona più abitata, con un nucleo di fronte a Castel Sant'Angelo, ed uno intorno al Teatro di Marcello (13-11 a. C.) che oggi si inserisce nel palazzo Savelli (poi Orsini e Caetani, prima metà del sec. XVI).
Poco distante si estende la zona del Velabrum, quartiere di affari e di commercio, frequentato anche in età medievale, che conserva gli archi di Giano (dei tempi di Costantino) e degli Argentari (sec. III); il tempio della Fortuna Virile (secc. II-I a. C.) e il tempio circolare di Ercole Vincitore (fine del sec. II a. C.) I templi del Foro olitorio (mercato delle erbe), di età repubblicana, sono incorporati nella chiesa di S. Nicola in Carcere (prospetto G. della Porta, 1599; campanile medievale).
Non meno rilevanti sono la chiesa di S. Maria in Cosmedin (sec. VI, su resti del sec. I d. C., decorazione cosmatesca, mosaici, cripta e, sotto il portico, disco di pietra, detto Bocca della verità che morderebbe la mano dei bugiardi) e la chiesa di S. Giorgio in Velabro, del sec. VI, ricostruita nel VII (portico architravato e interno con colonne antiche ed affreschi sec. XIII, attribuiti a P. Cavallini).
Poco distanti, sotto il Palatino, vi sono le chiese di S. Teodoro (a pianta circolare, sec. VI) e di S. Anastasia (sec. IV, rifatta nel 1722).
Il paesaggio urbano medievale era dominato dai monti su cui si fondavano chiese e conventi, tra queste ricordiamo: S. Sabina (sec. V); S. Saba (sec. VII), S. Martino ai Monti (sec. IV); S. Prassede (fine sec. V, ricostruita nell'822); S. Pudenziana (secc. IV-V, campanile del sec. XII); infine, S. Maria Maggiore, detta anche basilica Liberiana che della primitiva costruzione conserva l'impianto a tre navate divise da colonne antiche.
Il pavimento cosmatesco è del sec. XII, del sec. XIII il grande mosaico dell'abside; il campanile è del 1377.
L'aspetto esterno risale all'età barocca (prospetto posteriore sec. XVII; quello anteriore di F. Fuga con mosaici della fine del sec. XIII).
S. Giovanni in Laterano sorge sul Celio ed è la cattedrale di Roma; di fondazione costantiniana (fu eretta da papa Melchiade, 311-314).
Il prospetto principale è una composizione classica ad ordine gigante (A. Galilei, 1735); nel portico sono conservati i battenti in bronzo della porta della Curia e la statua di Costantino; l'interno fu ristrutturato con l'intervento del Borromini dal 1650.
Fra gli innumerevoli monumenti si segnalano il tabernacolo arnolfiano (1367), la lastra tombale in bronzo del sepolcro di Martino V (1443), il chiostro cosmatesco (1215-32) e il battistero (sec. V, pesanti restauri nel sec. XVII).
Le basiliche di S. Paolo fuori le mura e di S. Pietro in Vaticano si presentano decentrate rispetto alla città antica.
S. Paolo, di grandi proporzioni, fu gravemente danneggiata da un incendio nel 1823 e rifatta da L. Poletti (1854), conserva il ciborio (1285, Arnolfo di Cambio), il mosaico dell'abside (ca. 1220), un chiostro cosmatesco (sec. XII); nell'attiguo monastero 42 ritratti di papi ad affresco (secc. V-VI).
► S. PIETRO E IL VATICANO. La prima consacrazione (fatta da Costantino) della basilica sorta sulla tomba del santo è del 326.
La basilica aveva cinque navate ed era preceduta da un quadriportico con vasca per le abluzioni, vestibolo e scalinata; nel sec. VIII vi fu aggiunto un campanile.
La ricostruzione, già decisa da Niccolò V per le cattive condizioni in cui si trovava l'edificio al ritorno dei papi da Avignone, fu inziata da Giulio II all'inizio del sec. XVI secondo il progetto di D. Bramante.
L'intervento di Michelangelo (1547-64) fu determinante per la realizzazione dell'attuale aspetto, dominato dalla cupola, completata da G. della Porta e D. Fontana nel 1590.
Con C. Maderno, autore della facciata (1613), la pianta centrale si trasformò in croce latina.
L'intervento del Bernini iniziò col baldacchino e la retrostante Cattedra di S. Pietro e si concluse con la scala regia, ma il suo nome è legato soprattutto alla piazza che precede la basilica di S. Pietro, racchiusa dal celebre colonnato ellittico (1657-67).
La nuova basilica di S. Pietro, consacrata da Urbano VIII nel 1626, conserva un gran numero di opere d'arte, tra cui il gruppo marmoreo della Pietà di Michelangelo (1499-1500), il sarcofago di Giunio Basso (sec. IV), il monumento funebre di Sisto IV e la tomba di Innocenzo VIII (del Pollaiolo, 1493-98) e i monumenti di Paolo III (G. della Porta, 1551-75), di Urbano VIII (G. L. Bernini, 1642-47) e di Clemente XIII (A. Canova, 1788-92), le tombe di numerosi pontefici e l'ipogeo della necropoli costantiniana (tomba di S. Pietro).
Accanto alla basilica, nel recinto della Città del Vaticano, sorge il complesso dei palazzi Vaticani composti di numerosi edifici, immersi nei curatissimi giardini tra cui la casina di Pio V (P. Ligorio e B. Peruzzi), e altri più recenti (G. Momo, 1929-1940).
La cappella Sistina è uno dei massimi capolavori dell'arte italiana (sec. XV, completamente affrescata da maestri umbri e toscani del sec. XV e da Michelangelo).
Affreschi di Michelangelo sono anche nella cappella Paolina (A. da Sangallo il Giovane, 1540), del Pinturicchio (1492-95) nell'appartamento Borgia, del Beato Angelico nella cappella di Niccolò V (1448-50), di Raffaello nelle stanze e logge dell'appartamento di Giulio II (1509-17), di Giulio Romano nella sala di Costantino, di Pietro da Cortona nella cappella di Urbano VIII.
Oltre alle opere d'arte, per così dire, fisse, i palazzi Vaticani custodiscono un patrimonio artistico e bibliografico di straordinario valore nei Musei, nella Pinacoteca e nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
► LE CATACOMBE.
Il cristianesimo dei primi secoli ha lasciato tracce di grandissimo interesse nella estesa trama delle catacombe: in quella di Priscilla, lungo la via Salaria, si trova la più antica raffigurazione conosciuta della Madonna in un affresco del sec. II; lungo la via Appia Antica sono gli accessi alle catacombe di S. Sebastiano (con una sezione dedicata al culto ebraico) e di S. Callisto, che si sviluppa su quattro livelli e si articola in varie zone.
Sulla via Ardeatina è la catacomba di S. Domitilla; sulla via Nomentana la catacomba di S. Agnese ha dato origine alla chiesa di S. Costanza (mausoleo delle figlie di Costantino, Costanza ed Elena) del sec. IV.
Altro importante esempio di architettura paleocristiana è la chiesa di S. Stefano Rotondo, sul Celio (secc. V-VI con un portico aggiunto nel sec. XII).
Pianta basilicale hanno invece le due chiese sovrapposte di S. Clemente, in via di S. Giovanni in Laterano: quella inferiore è del sec. IV e quella superiore del XII, con quadriportico e protiro, mosaici del sec. XII ed affreschi di Masolino da Panicale (ca. 1430).
▪ Roma rinascimentale e moderna.
Con il progressivo consolidarsi del potere temporale dei papi si cominciano a ristrutturare e ad ampliare, nel corso del sec.
XV e per tutto il successivo, i complessi edilizi più significativi per l'intera città, come il Laterano, il Vaticano e il Campidoglio.
Paolo III affida alla fantasia creatrice di Michelangelo la ristrutturazione dello spazio pianeggiante fra le due alture dell'arx e del tempio facendone una piazza con la statua equestre di Marco Aurelio al centro.
I palazzi Senatorio, dei Conservatori e dei Musei capitolini sono riplasmati da Michelangelo in quinte scenografiche della nuova piazza.
Intanto, con Giulio II (1503-15) era già iniziata la costruzione della Roma moderna: a lui si devono i tre grandi rettilinei della via Giulia in Campo Marzio, della Lungara e della Lungaretta in Trastevere.
Altri papi proseguiranno con piani di collegamento e con la costruzione delle grandi ville urbane.
Nei secoli seguenti il XVI, si realizzano nuovi acquedotti, si migliorano le fortificazioni, si sistemano alcune pregevoli piazze, si formano i principali spazi della R.
barocca: piazza Navona, piazza Campo dei Fiori, piazza di Trevi, piazza di Pietra.
Al periodo napoleonico vanno attribuite le sistemazioni di piazza del Popolo e del Pincio (Valadier), di piazza della colonna Traiana, del cimitero di S. Lorenzo, il restauro del palazzo e della piazza del Quirinale e l'isolamento del Pantheon.
I papi della Restaurazione completano i progetti francesi del Foro boario e del macello fuori Porta del Popolo.
Con l'unità d'Italia e la designazione di Roma a capitale del nuovo regno ha inizio un altro periodo di trasformazioni urbanistiche: via Nazionale; corso Vittorio Emanuele; piazza Venezia con il Vittoriano e le demolizioni dei quartieri medievali.
Al sec. XV risalgono i tre portali marmorei di S. Maria sopra Minerva, l'unica chiesa gotica di Roma(fine del sec. XIII), nota soprattutto per gli affreschi di Filippino Lippi (1488-92) e per la statua del Redentore di Michelangelo (1519-21). Poco distante è il Pantheon (27 a. C.) dedicato alle sette divinità planetarie, gravemente danneggiato da due incendi (80 e 110 d. C.) fu ricostruito da Adriano con la grandiosa cupola emisferica a cassettoni (diametro 43,30 m) aperta da un oculo (diametro 9 m).; dal 609, per iniziativa di papa Boniacio IV, fu chiesa cristiana.
Poco lontano si trovano il palazzo Capranica (1457), palazzo Madama (facciata 1649, sede dal 1871 del Senato) e la chiesa di S. Luigi dei Francesi (1518, interventi di D. Fontana, 1580, dipinti del Caravaggio, 1597-1602).
Nel contiguo corso Rinascimento si trova l'edificio della Sapienza (G. della Porta, seconda metà sec. XVI), sede dell'antica università di Roma, fondata nel 1303; nel cortile, a portico e loggia è inserito il prospetto concavo della chiesa di S.
Ivo capolavoro del Borromini (1642-60).
Nella piazza Navona la fontana dei Fiumi di G. L. Bernini (1651) e la chiesa di S. Agnese in Agone, dei Rainaldi (1652), completata dal Borromini (1653-57).
Dietro è la chiesa di S. Maria della Pace (1482, facciata di P. da Cortona, 1656, con affeschi di Raffaello, 1514), cappella di B. Peruzzi (Antonio da Sangallo, 1530) e chiostro del Bramante (1500-04).
Affreschi di Raffaello sono anche nella chiesa di S. Agostino (fine sec.
XV) insieme con opere del Caravaggio e del Sansovino.
Lungo l'antica via Papalis (corso Vittorio Emanuele) si trovano il palazzo Massimo delle Colonne (B. Peruzzi,1532-36) e il palazzo della Cancelleria (Bramante, 1485-1513), la chiesa di S.
Lorenzo in Damaso e S. Andrea della Valle, nella omonima piazza (G.
F. Grimaldi e G. della Porta, fine sec. XVI, completata dal Maderno nel 1608 con una slanciata cupola e dal Rainaldi nel 1655-65); S. Maria in Vallicella (o chiesa Nuova) ha l’oratorio e altri inteventi del Borromini (1640).
Ancora in Campo Marzio, due insigni palazzi del Cinquecento: il palazzo Spada (G. Merisi da Caravaggio, 1540; restauri del Borromini e stucchi della facciata di G. Mazzoni, 1556-60); e il palazzo Farnese (A. da Sangallo il Giovane, Michelangelo e G. della Porta, Galleria, affrescata dai Carracci, 1597-1604).
Verso il Campidoglio i palazzi dei Cenci e dei Mattei (nella omonima piazza, la Fontana delle Tartarughe, G. della Porta, 1581-84), dei Caetani e la chiesa di S. Maria in Campitelli di C. Rainaldi (1662-67).
Sulle pendici del Quirinale e del Pincio, troviamo il settecentesco palazzo Colonna, sede della omonima Galleria (opere di Tintoretto, Bronzino, Veronese, Rubens, S. Ricci), che incorpora la basilica dei SS. Apostoli.
Noto monumento settecentesco è la fontana di Trevi di N. Salvi (1732-51) non lontano il palazzo di Propaganda Fide (sec. XVII, prospetto laterale e chiesa dei Re Magi di Borromini), la chiesa della Trinità dei Monti, il cui prospetto cinquecentesco fa da sfondo alla scalinata di piazza di Spagna (F. De Sanctis, 1723-26) e villa Medici che confina con i giardini del Pincio e con villa Borghese.
Questa è un parco pubblico con laghetti, prati, alberi secolari, ruderi d'imitazione (1792), un galoppatoio (piazza di Siena), fontane e vari edifici, tra cui il Casino Borghese (G. Vasanzio, 1613-15) che ospita il Museo Borghese e la omonima Galleria.
Dove il parco scende verso il Tevere sorge la villa di papa Giulio (Vignola, 1551-53), loggia di B. Ammannati e ninfeo, ora sede del Museo nazionale di villa Giulia (collezioni etrusche: statue, sarcofagi, oreficeria, ceramiche, bronzi).
Sull'altra sponda del Tevere è la villa Farnesina (B. Peruzzi, 1508-11, decorata da Raffaello, G. Romano, lo stesso Peruzzi, S. del Piombo e Sodoma sede della Galleria nazionale d'arte antica e dell'Accademia dei Lincei).
Sul retrostante colle del Gianicolo, nel cortile attiguo alla chiesa di S. Pietro in Montorio, si trova il celebre tempietto del Bramante.
Villa Madama, adagiata sul fianco di Monte Mario (Raffaello e A. da Sangallo il Giovane), villa Torlonia, d'impianto neoclassico (Valadier e Caretti, 1806-42) e villa Albani (C. Marchionni, 1743-63) completano, con la villa del Priorato di Malta sull'Aventino (ingresso del Piranesi), la rassegna delle ville storiche.
Nel palazzo del Quirinale, ora residenza presidenziale, lavorarono, a partire dalla seconda metà del sec. XVI, M. Longhi il Vecchio, il Mascherino, D. Fontana, C. Maderno, Bernini e F. Fuga. Nella piazza antistante fu sistemato il gruppo dei Dioscuri (sec. I d. C.) e l'obelisco proviene dal mausoleo di Augusto.
Sul lato orientale della piazza si trova il palazzo della Consulta (prospetto di F. Fuga, 1732-34) e inizia via del Quirinale, lungo la quale sorgono S. Andrea al Quirinale, capolavoro del Bernini (1658-71), e S. Carlo alle Quattro Fontane, geniale creazione del Borromini (1634-37).
In via Quattro Fontane troviamo Bernini, Borromini, con C. Maderno, nella costruzione del palazzo Barberini (1625-33).
Nell'interno è la Galleria nazionale d'arte antica (capolavori di Raffaello, di H. Holbein il Giovane, di Pietro da Cortona), al Bernini si deve la fontana del Tritone in piazza Barberini (1643), e la Barcaccia, 1627-29 di piazza di Spagna.
Al Borromini, il campanile di S. Andrea delle Fratte (1653-65).
Ricordiamo i palazzi Venezia (primo Rinascimento, contiene un museo e sala mostre); Montecitorio (Bernini, 1650, completato da C. Fontana e trasformato da E. Basile, inizio sec. XX, come sede della camera dei deputati); del collegio Romano (B. Ammannati, 1582-84); del Banco di Roma (Boncompagni, inizio sec. XVIII); Doria (cortile cinquecentesco e prospetto di G. Valvassori, 1734; ospita la Galleria Doria-Pamphili con opere di L. Lotto, Tintoretto, Caravaggio, M. Preti, G. Lanfranco, L. Carracci, Velázquez); Braschi, fine sec. XVIII, vi è il Museo di R.; Odescalchi (Bernini, N. Salvi e L. Vanvitelli, sec. XVIII); Bonaparte, ora Misciattelli, del 1660.
Tra i più cospicui esemplari di architettura religiosa meritano di essere ricordate anche le chiese di S.
Lorenzo fuori le mura; S. Pietro in Vincoli (contiene il sepolcro di Giulio II, di Michelangelo, con la celebre statua del Mosè ); S. Maria degli Angeli (Michelangelo, 1563-66).
Il Museo nazionale romano, tra le più grandi raccolte archeologiche del mondo (trono Ludovisi , Apollo del Tevere, Venere di Cirene, Fanciulla di Anzio, affreschi, mosaici, decorazioni) è stato trasferito a Palazzo Massimo e Palazzo Altemps.
Importanti le chiese della Controriforma: il Gesù (1575); S. Ignazio (1626-50), S. Croce in Gerusalemme e S. Maria del Popolo (capolavori di Caravaggio: la Conversione di S. Paolo e la Crocifissione di S. Pietro e di Raffaello).
In piazza del Popolo: S. Maria dei Miracoli e S. Maria di Montesanto (C. Rainaldi, G. L. Bernini e C. Fontana), di fronte, la porta del Popolo (interno del Bernini, 1655, ed esterno di N. di Baccio Bigio, 1562-65).
Al centro, l'obelisco di Eliopoli, qui composto con quattro vasche e i leoni progettati per Leone XII dal Valadier (1823).
Un altro asse urbano caratteristico è via XX Settembre con la porta Pia (Michelangelo, 1561-64) e la chiesa di S. Maria della Vittoria (Bernini, Estasi di S. Teresa ).
In Trastevere si trovano la basilica di S. Maria (mosaici dei secc. XII-XIII, Cavallini, prospetto e campanile del sec. XII) e la chiesa di S. Cecilia (portico del sec. XII, facciata di F. Fuga affreschi del Cavallini nell'attiguo convento).
Fra i non numerosi teatri storici di R. ricordiamo il Teatro Argentina (G. Theodoli, 1731; prospetto di P. Holl, 1826), il Teatro Valle (prospetto del Valadier, 1819-22) e il Teatro Costanzi (1880, rinnovato da M. Piacentini per farne il Teatro dell'Opera).
▪ Roma dopo l'Unità d'Italia.
Una delle prime piazze aperte a Roma dopo il 1870, piazza della Repubblica (già dell'Esedra), venne cinta dall'architetto G. Koch di palazzi e portici e completata con la Fontana delle Naiadi al centro (A. Guerrieri, 1885).
Nella prima metà del Novecento Roma si forniva, oltre che di abitazioni, di grandi attrezzature pubbliche: giudiziarie (palazzo di Giustizia, G. Calderini, 1889-1910), sanitarie (ospedali Forlanini e S. Camillo), scolastiche e di ricerca (Città universitaria, M. Piacentini, 1932-35; policlinico Umberto I, Consiglio nazionale delle ricerche), sportive (stadio dei Marmi al Foro italico, E. del Debbio) e cimiteriali (Campo Verano).
Le occasioni dell'Esposizione universale del 1942 e delle Olimpiadi del 1960 furono sfruttate per la costruzione di quartieri di rappresentanza, di residenza e di impianti sportivi (EUR, villaggio olimpico, stadio Flaminio, stadio Olimpico, palazzo dello Sport); più recenti sono il complesso della Biblioteca nazionale al Castro Pretorio, la moschea e il centro culturale islamico (P. Portoghesi 1989) e le realizzazioni legate alle celebrazioni del Giubileo (2000) (Auditorium di R. Piano; ampliamento e rinnovo dei Musei capitolini, con l'apertura della terrazza Caffarelli; Museo comunale di arte moderna nell'ex birreria Peroni; museo storico archeologico alla cripta Balbi e inoltre, sul versante urbanistico, il sottopasso di Castel S. Angelo e il raddoppio del grande raccordo anulare).
Quanto ai musei, oltre quelli già ricordati si segnalano i musei capitolini (vedi oltre), il Museo Barracco (scultura antica), la Galleria nazionale d'arte moderna (vedi oltre), i musei scientifici dell'università, il Museo della civiltà romana, il Museo delle Mura, l'Antiquarium del Celio, il Museo preistorico ed etnografico L. Pigorini, il Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, il Museo degli strumenti musicali e i Musei militari a S. Croce in Gerusalemme e a Castel Sant' Angelo, il Museo numismatico e della zecca, il Museo napoleonico, i Musei dell'arte orientale, dell'Alto Medioevo, delle cere, astronomico e copernicano, del Risorgimento, nel Vittoriano, il monumento a Vittorio Emanuele II (G. Sacconi, 1885-1911), la Centrale Montemartini (scultore dei Musei capitolini accanto ai macchinari della prima centrale elettrica di Roma).
▪ I musei di Roma.
► GALLERIA BORGHESE.
La potenza della famiglia Borghese raggiunse il suo apice quando il cardinale Camillo Borghese (1552-1621) salì sul trono pontificio con il nome di Paolo V. Collezionisti ugualmente appassionati, il papa e suo nipote il cardinale Scipione Borghese (1576-1633) riunirono le loro raccolte nella palazzina costruita appositamente nel 1613 dall'architetto J. Van Santen oltre porta Pinciana.
La raccolta comprendeva una collezione di marmi antichi; un ragguardevole numero di sculture del Bernini (Ratto di Proserpina , il Davide , Apollo e Dafne ); una collezione di quadri, con opere di Caravaggio (Davide e Golia , S. Gerolamo , S. Giovanni Battista , la Madonna dei Palafrenieri ) e di Tiziano (l'Amor sacro e l'amor profano , S. Domenico , Venere che benda Amore ).
Nel 1638 le nozze di Paolo Borghese con Olimpia Aldobrandini dovevano portare all'arricchimento della galleria con le opere provenienti dall'eredità del cardinale Ippolito Aldobrandini, di Lucrezia d'Este duchessa di Urbino, del cardinale Salviati, tra cui la Deposizione di Raffaello dipinta per Atalanta Baglioni (1507).
Nel corso del sec. XVIII, le pitture più belle furono trasferite in gran parte nella residenza urbana dei Borghese e la villa patì un certo abbandono.
Nel 1774 il principe Marcantonio ne intraprese il restauro, allo scopo di ripristinare l'antico splendore.
Ma la rivoluzione si avvicinava e doveva rivelarsi fatale alle collezioni Borghese: il principe Camillo (1775-1832) fu costretto a cedere le proprie collezioni al Louvre.
Tuttavia, il principe si sforzò più tardi di riparare alle perdite, sia attraverso nuovi acquisti, sia con l'estensione del parco ed il riammodernamento della palazzina.
Nel 1902 lo stato italiano acquistò Villa Borghese, ossia il parco e la palazzina dove, dal 1891, erano state nuovamente riunite tutte le collezioni trasportate oltre un secolo prima nella residenza di famiglia, in città.
Il parco fu poi ceduto alla città di Roma, che l'aprì al pubblico.
Rimasta a lungo chiusa per i lavori di restauro, rivelatisi complessi e costosi (14 anni), la Galleria Borghese è stata riaperta al pubblico nel giugno 1997.
► MUSEI CAPITOLINI.
Il complesso dei Musei capitolini ha sede nel palazzo dei Conservatori e nel palazzo Nuovo, realizzati su disegno di Michelangelo rispettivamente da Giacomo della Porta (1568) e da Girolamo Rainaldi (1655), su due lati della piazza del Campidoglio.
Si tratta di un complesso museale pubblico fra i più antichi d'Europa, poiché il suo nucleo originario fu costituito nel 1471 dalla donazione di Sisto IV al popolo romano di alcune statue bronzee provenienti da palazzo Laterano.
Fra di esse, oltre ad opere ellenistiche e di età augustea, vi era la celebre Lupa (esemplare etrusco del sec. VI a. C.), al cui restauro attese, nel sec. XV, Antonio del Pollaiolo, con l'aggiunta dei famosi gemelli.
La collezione di antichità e di sculture s'incrementò rapidamente; fra il 1515 ed il 1573 entrarono i quattro rilievi con le Storie di Marco Aurelio (176 d. C.); nel 1566, donata da Pio V, la raccolta di sculture di Giulio II; qualche anno più tardi, Gregorio XIII vi depositava la tavola bronzea della Lex Regia di Vespasiano.
Nel corso del sec. XVII si aggiunsero la Vecchia ubriaca , copia romana di un originale ellenistico già attribuito a Mirone di Tebe, l'Eracle con l'Idra , due Vittorie alate .
Tuttavia le più cospicue annessioni si ebbero nel secolo seguente, dovute tanto ai ritrovamenti effettuati nel corso degli ampliamenti edilizi, quanto al mecenatismo di Clemente XII (1730-40) e Benedetto XIV (1740-58).
Il primo acquistò per il museo la ricchissima collezione di ritratti imperiali romani del cardinale Albani, mentre al secondo si deve, oltre alla fondazione della pinacoteca, la donazione della celebre Venere capitolina (1752), copia romana di un originale ellenistico.
Dopo il 1816 ritornarono definitivamente le statue razziate dai francesi, fra cui appunto la Venere , poi il Galata morente , copia romana da un originale pergameno in bronzo del 230 a. C. circa, l'Antinoo , copia di un bronzo del sec. V a. C. Altri notevoli incrementi si ebbero in seguito ai cospicui ritrovamenti-dei quali il comune si era riservato il possesso-durante i lavori per l'ampliamento di R.
capitale (dopo il 1870).
Negli anni venti si ebbero un nuovo ordinamento delle collezioni e la costituzione del Museo nuovo capitolino (1925, all'epoca Museo Mussolini); nello stesso tempo, si provvide al decentramento di alcune raccolte, fra cui i reperti degli scavi condotti dopo il 1870.
Nel 1950 fu riordinata la pinacoteca e l'ex Museo Mussolini fu trasferito a palazzo Braschi.
Un cenno a parte, per la qualità e la varietà delle opere conservate, merita la Pinacoteca capitolina, creata nel 1749 da Benedetto XIV.
I fondi del museo sono costituiti in massima parte da due esemplari collezioni seicentesche, quella del cardinale Giulio Sacchetti (acquisita nel 1748), e quella del cardinale Carlo Pio di Savoia (acquisita nel 1750).
La prima fu costituita per lo più durante gli anni della legatura del cardinale a Ferrara (1626-31) e a Bologna: comprende opere di Scarsellino, B. Dossi, Garofalo, Ortolano, di Ludovico e Annibale Carracci, Guido Reni e Guercino; inoltre il Ratto delle Sabine e il Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona e l'Allegoria di Simon Vouet.
La collezione Pio, iniziata intorno al 1600, fu in parte formata a Venezia, e di quella scuola contempla capolavori di Giovanni Bellini (Ritratto d'uomo ), Tiziano (Battesimo di Cristo ), Veronese (Allegorie ), oltre ad opere di Rubens, Domenichino, Guercino.
Fra gli artisti rappresentati al museo sono da citare ancora Caravaggio, Lanfranco, Albani, Sacchi, Mola, Romanelli, Maratta, van Dyck.
Del sec. XIX è l'acquisizione della collezione Sterbini ad opera di Gregorio XVI (1831-46), con una ricca serie di opere di primitivi, fra cui Barnaba da Modena, Bartolo di Fredi, Bicci di Lorenzo.
► GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA.
Creata nel 1883 allo scopo di documentare la produzione artistica contemporanea, ebbe la sua prima sede nel palazzo di via Nazionale, appositamente costruito dall'architetto P. Piacentini.
Le collezioni si accrebbero costantemente con acquisti e donazioni di opere di artisti italiani e, dal 1909, anche di artisti stranieri, tramite le Biennali internazionali di Venezia.
Nel 1915 la galleria fu trasferita nel monumentale edificio di Valle Giulia, costruito dall'architetto C. Bazzani in occasione della mostra per il cinquantenario dell'Unità d'Italia.
Le collezioni rispecchiano più le vicende dell'arte ufficiale che non i movimenti di avanguardia; le lacune dipendono in buona parte dalla tardività della costituzione della galleria, la quale offre però nel complesso un panorama dell'arte italiana dell'Otto-e del Novecento fra i più ricchi oggi disponibili; non molte, ma di qualità, le opere di artisti stranieri.
Fra le annessioni più importanti sono da ricordare, nel 1892, la donazione di ca. 300 tele di Filippo Palizzi; nel 1893 l'acquisto di 66 disegni di L. Sabatelli; nel 1902 un importante lascito di opere di Bernardo Celentano; nel 1905 l'acquisto di disegni e dipinti di D. Morelli; nel 1923 la donazione Grubicy di 25 opere di divisionisti, fra cui nove Previati (Creazione della luce , 1913; il trittico della Caduta degli angeli , 1912); dello stesso anno è la donazione Messinger, con ritratti di Mancini e Morelli.
Opere di P. Tenerami (1927), P. Fragiacomo (1936), Medardo Rosso (1931), A.
Spadini (1950), si devono a donazioni dei familiari degli artisti.
Il neoclassicismo è rappresentato da opere di Appiani, Pinelli, Camuccini, Gagliardi, Sabatelli; numerose le opere dei paesaggisti della Scuola di Posillipo, di Massimo d'Azeglio, di A.Castellani; di F. Hayez la galleria conserva un'opera fra le più celebri, i Vespri siciliani (1846).
Ampiamente documentata la Scapigliatura con opere di Faruffini, Carnevali, Tranquillo Cremona.
Ugualmente ampia la selezione dei macchiaioli: Fattori, Lega, Signorini, Costa, Cecioni, Toma.
A fianco dei pittori più mondani come De Nittis e Boldini, il declinare del sec. XIX è illustrato dal movimento verista (opere di Induno, Cannicci, Tommasi, Gioli) e dal divisionismo (Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo, Vittore Grubicy).
Per la scultura, l'attività di Vincenzo Gemito e di Medardo Rosso è ampiamente documentata; per il sec. XX, sono conservate sculture di Martini, Manzù, Marini.
Tutti i maggiori pittori italiani di questo secolo sono presenti: Boccioni, Soffici, Sironi, De Pisis, De Chirico, Tosi, Carrà, Severini, Rosai, Casorati, Mafai, Guttuso, Fontana, Magnelli, Modigliani.
Fra gli stranieri, vi sono opere importanti di Courbet, Klimt, van Gogh, Monet, van Dongen, Kandinsky, Mirò, Ernst, Albers, Mondrian, Hartung, Fautrier, Tobey, Pollock.
Dalla Galleria dipendono il Museo Hendrik Christian Andersen, studio e abitazione del pittore e scultore norvegese.
▪ Le biblioteche di Roma.
Roma è il centro bibliografico più importante d'Italia.
Le sue biblioteche si possono dividere in quattro gruppi: biblioteche dello stato; biblioteche del Vaticano e degli Ordini religiosi; biblioteche di enti culturali stranieri e internazionali; biblioteche di enti pubblici, di associazioni e di privati.
1). Le biblioteche di stato sono le più numerose e anche le più ricche e organizzate.
La Biblioteca dell'Accademia dei Lincei consta di ca. 430.000 volumi e opuscoli, 2307 incunaboli, 4594 manoscritti.
La Biblioteca Angelica, istituita dall'agostiniano Angelo Rocca, vescovo di Tagaste, fu la prima tra le biblioteche romane a essere aperta al pubblico (1614). Possiede ca. 172.000 volumi, 1112 incunaboli e 2664 manoscritti.
La Biblioteca Casanatense prese il nome dal cardinale Girolamo Casanate (1620-1700) e conta ca. 340.000 volumi, oltre 5000 manoscritti di cui 300 miniati e qualche migliaio di incunaboli.
La Biblioteca musicale di S. Cecilia ebbe vita quando, presso l'Accademia di S.
Cecilia fu depositata la collezione di A. Orsini (che lo stato italiano acquistò nel 1875).
Essa comprende complessivamente ca.
180.000 volumi e 6800 manoscritti.
La Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II fu istituita nel 1873 con i fondi librari provenienti da 69 biblioteche di conventi soppressi.
In seguito furono aggiunte raccolte specializzate di alto valore che permisero al nuovo istituto, insieme con il diritto di stampa di tutta Italia, di aggiornare il proprio materiale.
Oggi la Nazionale conta ca.
2.300.000 stampati, 1893 incunaboli e 6269 manoscritti.
La biblioteca pubblica dal 1886 il «Bollettino delle Opere Moderne Straniere »(BOMS) acquistate dalle biblioteche pubbliche statali italiane.
Nel 1975 fu trasferita nella nuova sede del Castro Pretorio, vicino alla città universitaria.
La Biblioteca Universitaria Alessandrina fu fondata da papa Alessandro VII nel 1661 e sistemata nei locali della vecchia Sapienza su disegno del Borromini.
Quivi rimase fino al 1935, quando l'Alessandrina, che nel 1870 aveva assunto anche il titolo di Universitaria, fu trasferita, al pari dell'università, nella moderna città universitaria.
Possiede ca.
970.000 volumi e opuscoli, 675 incunabuli e 376 manoscritti.
Si citano poi ancora la Biblioteca Valliceliana, specializzata per studi storico-ecclesiatici, la Biblioteca della camera dei deputati e del senato e la Biblioteca del Consiglio nazionale delle ricerche.
2). Per quanto concerne le biblioteche del Vaticano e degli Ordini religiosi si veda la voce Vaticano.
3). Le biblioteche di enti culturali stranieri e internazionali sono per lo più annesse agli uffici culturali delle ambasciate accreditate presso il Quirinale o a istituti appositamente creati da governi e associazioni straniere.
La Biblioteca dell'École française ha carattere speciale per studi archeologici e storici: contiene anche le Biblioteche di L. Duchesne di storia del cristianesimo e di A. Engel di numismatica.
Inoltre possiede la raccolta delle tesi di laurea e dottorato pubblicate in Francia.
La Biblioteca dell'Istituto archeologico germanico risale al 1829 e raccoglie pubblicazioni archeologiche e preistoriche dell'Europa, del Mediterraneo e del Vicino Oriente (ca. 100.000 volumi).
4). Le biblioteche di enti pubblici, associazioni e privati sono per la maggior parte modeste nella consistenza, ma altamente specializzate.
La Biblioteca della Casa di Dante, fondata nel 1920 con la collezione dantesca Sidney Sonnino, a cui si aggiunse con altri doni la raccolta G. Jannuzzi, possiede 13.000 volumi, 20 incunabuli, 4 volumi manoscritti: è specializzata per gli studi danteschi.
La Biblioteca della società geografica italiana sorse con la fondazione della società nel 1867.
Possiede ca. 200.000 volumi e opuscoli sciolti.
► L'ORDINAMENTO ECCLESIASTICO.
In base al vigente diritto canonico, venuto a formarsi attraverso vicissitudini plurisecolari, il territorio comprendente la città di Roma e le vicine diocesi è soggetto a un ordinamento speciale, il quale è determinato dal presupposto che tale territorio sia particolarmente necessario alla chiesa, che vi ha posto la sede degli organi centrali della sua giurisdizione.
La diocesi di Roma, territorialmente assai circoscritta, ha per vescovo lo stesso papa, che esercita la giurisdizione locale per mezzo del cardinale vicario, il quale ha la sua chiesa cattedrale nella basilica di S. Giovanni in Laterano ed è coadiuvato da un altro vescovo denominato vicegerente; inoltre tale giurisdizione incontra limiti assai più numerosi del solito, giacché sulle oltre 50 chiese che costituiscono titolo cardinalizio presbiterale o diaconale il titolare esercita varie prerogative simili a quelle del vescovo, per tacere dei privilegi riservati alle sedi dei dicasteri del governo centrale della chiesa e delle case generalizie dei vari Ordini religiosi, nonché agli edifici dedicati al culto o destinati a istituti particolari dei cittadini di talune nazionalità straniere.
Anche le sette piccole diocesi suburbicarie contigue alla città (Albano, Frascati, Ostia, Palestrina, Porto e Santa Rufina, Sabina e Poggio Mirteto, Velletri) sono soggette a norme particolari: i loro titolari, ossia i sei cardinali dell'Ordine dei vescovi (il decano unisce alla propria la diocesi di Ostia), in quanto sono tenuti a risiedere in Roma, sono correlativamente esenti dall'obbligo della residenza in diocesi, e pertanto i poteri dei vescovi loro vicari, già alquanto più vasti del consueto, sono stati pienamente equiparati da papa Giovanni XXIII a quelli dei vescovi residenziali.
STORIA ANTICA.
Roma antica, STORIA.
STORIA MEDIEVALE.
▪ Dalla caduta dell'impero d'Occidente alla proclamazione del Sacro Romano Impero (476-800).
Nei secc. V e VI Roma conobbe un progressivo declino dovuto in particolare al calo demografico, ai saccheggi dei germani (410 e 455) e agli assedi durante la guerra greco-gotica (535-553).
A ciò va aggiunto lo spostamento della sede imperiale a Ravenna, che lasciò il governo in mano al senato e alla prefettura urbana.
A prospettare il rilancio di Roma come capitale di un impero spirituale ed ecclesiastico, fu la chiesa, la cui storia si intrecciò con quella della città a partire dalla morte di papa Anastasio II (498), quando le discordie nel senato sui rapporti con Bisanzio si riversarono nella chiesa, aprendo un periodo di lotte intestine (498-506).
Con il governo del bizantino Narsete, Roma visse un breve periodo di ripresa economica e urbanistica (566-67), ma l'invasione longobarda (569) e la creazione dei ducati di Spoleto e di Benevento la posero in nuovo pericolo.
Da questo momento fu il papa ad acquistare rilievo, colmando gli spazi lasciati negli organi civili, anche perché il duca bizantino dipendente da Ravenna aveva compiti solo militari e non era in grado di assumere vere funzioni di governo.
La difesa dalle invasioni fu perciò avviata da Gregorio Magno (590-604), sia sul piano politico-militare, sia sul piano dell’organizzazione civile; ciò avvenne sempre nel rispetto formale dell'impero, nonostante le tensioni dovute all'ingerenza imperiale nelle questioni teologiche ed ecclesiastiche.
Ma nel sec. VIII, l'iconoclastia scavò un profondo solco con Bisanzio, e il 787 rappresenta la data della fine del potere bizantino a Roma.
I papi si trovarono soli ad amministrare il ducato e gettarono le basi del primo stato della chiesa , in parte con il sostegno della nuova aristocrazia locale, sorta dalla commistione tra la antica aristocrazia senatoria e le forze emerse dall’organizzazione militare bizantina.
A fronte del dinamismo politico dei longobardi nel sec. VIII, la chiesa, per difendere soprattutto la sua natura «romana», si rivolse ai franchi e accettò l'incoronazione a imperatore da parte del papa del loro re Carlo (800).
▪ Dall'inizio del sec. IX allo scisma d'Occidente (800-1305).
L'incoronazione aprì un nuovo rapporto tra papa e imperatore: il primo era in grado di controllare la scelta del secondo, il quale a sua volta poteva intervenire nelle vicende politiche romane.
Divennero inevitabili le collusioni con gli interessi dell'aristocrazia locale, anche per il controllo sulla regione.
Gli interventi imperiali nella politica interna romana per il controllo del soglio pontificio e le lotte di fazione segnarono i primi decenni del sec. IX.
Alle vicende interne si aggiunse la minaccia saracena sulla città, saccheggiata nell'846.
Con l'anarchia che seguì la crisi dell'impero carolingio (888), il quadro delle forze operanti in Roma venne complicato dall'intervento del duca Alberico di Spoleto, mentre dalle fila dell'aristocrazia locale emergeva la famiglia di Teofilatto, che dominerà a Roma e nel Lazio almeno fino alla metà del sec. X.
L'intervento di Ottone I e la sua incoronazione a Roma da parte di Giovanni XII (962) non riuscirono a consolidare il controllo imperiale sulla città e la fine del secolo vide protagonista la potente casata dei Crescenzi.
Solo l'avvento di papi riformatori, a partire da Leone IX (1049-54), permise di frenare l'intervento dell'aristocrazia nell'elezione papale e di fissare norme che garantissero autonomia alla chiesa (decreto di Niccolò II, 1059).
Ciò favorì lo sviluppo e il prevalere di forze nuove, specie di famiglie con posizioni anti-imperiali (Frangipane, Pierleoni).
Nel quadro dei conflitti fra papato e impero, le lotte tra Gregorio VII ed Enrico IV determinarono ripetuti assedi imperiali della città.
Verso la metà del sec. XII si assistette in Roma a tentativi, da parte dei ceti «popolari» e di alcune famiglie aristocratiche, di dar vita a un organo di governo cittadino (senato) indipendente dal papato, destinati tuttavia in seguito a fallire.
In questo clima si collocò anche la vicenda di Arnaldo da Brescia (1145), che creò un governo comunale effettivo, pur di breve durata.
Alla metà del sec.
XIII si ebbero altri momenti importanti per la storia del Comune romano, ma senza un suo decisivo consolidamento.
I conflitti fra le casate nei secc. XIII e XIV ne impedirono lo sviluppo, e ne conseguì anche l’impossibilità del formarsi di uno stabile regime signorile.
A partire da Nicolò III (1277-80), furono le grandi famiglie cardinalizie e papali ad avere il controllo sempre più stretto sulla città, con l’occupazione di tutte le cariche pubbliche e del soglio pontificio.
STORIA MODERNA.
▪ Dallo scisma d'Occidente alla fine del Cinquecento.
Con il papato di Clemente V e il trasporto della sede apostolica ad Avignone (1305-77), Roma ricadde in una grave anarchia, che la rese una delle città più tormentate e povere della penisola.
Una svolta si ebbe al termine del concilio di Costanza (1418), quando, con il ritorno di papa Martino V (30-IX-1420), appoggiato dalle armi di Muzio Attendolo Sforza, il papato riprese il potere, ma solo con Sisto IV (1471-84) e con i suoi successori Roma tornò a essere pacificata.
La città si ampliò, si abbellì, si popolò e sotto Leone X (1513-21), Paolo III (1534-49), Gregorio XIII (1572-81), nonostante il sacco dei lanzichenecchi (1527), divenne veramente splendida.
Sotto Sisto V (1585-90) una febbrile attività costruttrice ridiede a Roma l'antica magnificenza e un decoro di vita non più conosciuto da tempo.
Vedi anche Papa e papato , STORIA
▪ Il Seicento e il Settecento.
Nel Sei-Settecento, insieme con il trionfo del barocco, delle feste e degli spettacoli, alla corte di Roma si intrecciavano le fila della politica internazionale, e l'apparato burocratico-ministeriale della curia raggiunse il livello dei grandi stati europei.
Nella città, sempre irrequieta, convivevano la povertà degli strati popolari con lo splendore di una nobiltà ricca di privilegi, pubblici uffici, rendite e ambizioni.
Vi penetrarono anche l'illuminismo e lo spirito riformatore, e c'era indubbiamente una specifica vita romana, ma l'identità di R.
era inevitabilmente legata a quella dal sovrano-pontefice che la governava.
▪ L’Ottocento.
► LA PRIMA E LA SECONDA «REPUBBLICA ROMANA».
La rivoluzione francese e l'impero napoleonico giunsero anche a Roma, che vide (1798-1799) l'istituzione e la rapida caduta della prima Repubblica romana.
Le truppe francesi, su ordine di Parigi, occuparono Roma (1798).
Un gruppo di romani rivoluzionari proclamò la repubblica e costituì un governo provvisorio.
Pio VI non riconobbe il nuovo stato di cose e fu allontanato da Roma.
Inviati dal Direttorio, commissari civili elaborarono la costituzione della repubblica, cui fu unita Ancona.
Il territorio fu diviso in 8 dipartimenti e il potere fu in mano dei francesi occupanti, che provocarono sollevazioni nelle province.
Alla fine del 1798 la repubblica subì una prima eclissi per l'occupazione dell'esercito napoletano comandato dell'austriaco Mack.
Battuto questi da Championnet, fu restaurata la repubblica (dicembre 1798).
Di fronte alla seconda coalizione le sorti delle armi francesi in Italia peggiorarono: nel 1799 i napoletani rientrarono a Roma ponendo fine alla repubblica.
Il nuovo papa, Pio VII, tornato nel 1800, adottò una politica gradita alla Francia, che però non impedì la rottura con Napoleone.
Questi annesse Roma e il suo territorio alla Francia e fece esiliare il papa.
Dopo la Restaurazione Pio IX, simpatizzante del movimento neoguelfo, iniziò il suo pontificato con una politica riformatrice, dissociandosi però poi dalla causa dell'indipendenza italiana.
La situazione precipitò dopo l'omicidio del presidente del consiglio P. Rossi (1848): di fronte ai tumulti popolari miranti a costringere il papa a convocare una costituente e a dichiarare guerra all'Austria, Pio IX si rifugiò a Gaeta.
Di là nominò una commissione di governo e prorogò le camere, che elessero una «provvisoria giunta di stato» (dicembre), la quale emanò un decreto per l'elezione di un'assemblea costituente.
Il pontefice vietò la partecipazione alle elezioni, che seguirono comunque creando un'assemblea in maggioranza repubblicana.
La costituente votò (febbraio) la decadenza del potere temporale e l'instaurazione della seconda Repubblica romana.
L'assemblea elesse un comitato esecutivo composto da C. Armellini, A. Saliceti e M. Montecchi; di fronte alla doppia minaccia austriaca e francese, fu nominato con pieni poteri un triumvirato composto da Armellini, Aurelio Saffi e Mazzini (1849).
La costituzione rispecchiava in larga misura gli ideali politici di quest’ultimo.
Pio IX si rivolse alle potenze cattoliche, proponendo un'occupazione dello stato pontificio ad Austria, Spagna, Napoli e Francia.
Le tre prime potenze accettarono; in Francia l'assemblea costituente era divisa fra l'ostilità all'Austria e il desiderio di sostenere il potere temporale caro ai cattolici, del cui appoggio Luigi Napoleone aveva bisogno.
Ottenuta dal governo la facoltà di occupare alcuni punti in Italia, un corpo di spedizione sotto il generale Oudinot occupò Civitavecchia.
A Roma giunsero per la difesa volontari di ogni parte d'Italia, tra cui la «legione italiana» comandata da Garibaldi.
I francesi attaccarono la città, ma furono sconfitti.
Seguirono trattative di pace con l'inviato del governo francese de Lesseps, mentre avanzava un esercito napoletano, che, battuto da Garibaldi a Velletri, si ritirò.
Frattanto gli austriaci prendevano Bologna, poi Ancona.
De Lesseps stipulò con il governo della Repubblica una convenzione che sospendeva le ostilità.
Ma Oudinot rifiutò di ratificare la convenzione e la città fu bombardata.
Mazzini propose all'assemblea di abbandonare Roma con il governo e di gettarsi sugli austriaci in Romagna, ma non fu ascoltato.
I triumviri si dimisero (giugno), e mentre l'assemblea votava la costituzione i francesi occuparono la città.
La Repubblica romana, nonostante il fallimento, aveva tuttavia preannunciato l’inevitabile fine del potere temporale ( Questione romana), che seguì di lì a poco con la ripresa del moto di unificazione nazionale (1859-60) e, dopo la caduta dell'impero napoleonico (1870), con la conquista di Roma da parte delle truppe italiane.
▪ Il Novecento e l’età contemporanea.
Proclamata capitale del nuovo stato, Roma ebbe uno sviluppo intenso.
Nel 1929 vi furono firmati i patti lateranensi, che posero fine al lungo dissidio tra stato e chiesa (questione romana).
Bombardata durante la seconda guerra mondiale (1943), Roma fu occupata, dopo l'armistizio dell'8 settembre, dalle forze tedesche fino al giugno 1944, quando vi giunsero le forze allate.
In agosto si insediò il nuovo governo italiano.
Nel dopoguerra si accelerò lo sviluppo edilizio e urbano di Roma, che comportò vari problemi (ricupero del centro storico, abusivismo edilizio, crescente inquinamento urbano).
Nel 1957 vi furono firmati i trattati istitutivi della Comunità economica europea (CEE) e della Comunità europea per l'energia atomica (Euratom).
Nel 2000 la città fu teatro dello straordinario evento di spiritualità e comunicazione rappresentato dal Giubileo di fine millennio.