Milano. Città capoluogo della Lombardia , è il maggior centro commerciale, finanziario e industriale italiano.
Il territorio comunale, esteso per 181,6 km2, è circondato da una grande area metropolitana comprendente un gran numero di comuni, legati al capoluogo da strettissime relazioni.
La crescita demografica di Milano fu particolarmente rapida nel periodo del boom economico: la popolazione passò infatti da 1.274.000 ab. del 1951 a un massimo di 1.743.427 ab. nel 1973, poi iniziò a declinare, fino a raggiungere 1.301.152 ab.
(1997).
La crescita demografica del comune di Milano fu in massima parte la conseguenza degli intensi fenomeni di immigrazione da aree marginali della regione lombarda, dalle regioni del Mezzogiorno (la Puglia in particolare), dal Veneto e dall’Emilia.
L’importanza relativa delle diverse funzioni di Milano si è modificata nel corso del suo sviluppo storico: la funzione commerciale ha tradizionalmente dominato la struttura economica della città nei secoli passati.
Le attività industriali, sviluppatesi a partire dalla seconda metà del sec. XIX con riferimento al settore tessile, si sono successivamente affermate pienamente nel corso del sec. XX – soprattutto nei settori meccanico e chimico – facendo dell’area metropolitana di Milano il più importante distretto industriale italiano; i fenomeni di decentramento delle attività industriali verso l’area metropolitana si sono accentuati nel corso degli ultimi decenni del secolo, inducendo a parlare di «deindustrializzazione» del capoluogo.
Tale fenomeno ha comportato una trasformazione in senso terziario della sua struttura economica, e in particolare l’emergere del terziario avanzato.
Nell’ambito del settore industriale i rami di attività tradizionalmente più sviluppati erano quello tessile, quello meccanico e quello chimico.
Alcuni comparti di questo apparato industriale «tradizionale» sono però entrati in crisi, ed è in corso un vasto processo di ristrutturazione che ha portato all’emergere dei nuovi settori a tecnologia avanzata (chimica fine, macchine per ufficio e per l’elaborazione dei dati, elettronica).
Anche il settore terziario ha visto l’emergere da un lato delle funzioni decisionali di livello superiore nell’ambito delle grandi imprese private e pubbliche, di quelle connesse con l’innovazione tecnologica e dei servizi avanzati alle imprese, dall’altro di quelle finanziarie di livello superiore.
Un’altra importante funzione è poi quella culturale, basata sul prestigio degli istituti di istruzione universitaria (Politecnico, Università statale, Università Cattolica, Università Commerciale Bocconi), sull’importanza dell’industria editoriale e della stampa (Milano è il principale polo italiano per quanto riguarda l’editoria libraria e periodica, e vi si stampano alcuni dei quotidiani oiù dissusi, come il «Il Corriere della Sera», «Il Giornale »«La Gazzetta dello Sport »e «Il Sole-24 ore»), su mostre e spettacoli.
L’importanza della città di Milano come polo commerciale di livello internazionale è poi testimoniata dalle numerose manifestazioni economico-commerciali che vi hanno luogo, fra le quali spicca l’annuale Fiera campionaria.
L’area metropolitana di Milano è un nodo di primaria importanza nel campo delle comunicazioni ferroviarie e stradali.
A Milano fa capo, attraverso i trafori alpini del Sempione e del San Gottardo, gran parte del traffico ferroviario con l’Europa centrale, nonché tutto il traffico nazionale fra i settori occidentale e orientale della pianura Padana; con riferimento alle comunicazioni stradali si rileva in primo luogo la densità autostradale particolarmente elevata della provincia (l’Autostrada del Sole, Milano-Laghi, Milano-Bergamo-Brescia, Milano-Torino, Milano-Genova), in secondo luogo le ampie possibilità di collegamento con i paesi transalpini attraverso i numerosi valichi esistenti nelle Alpi centrali (Sempione, San Gottardo, Lucomagno, San Bernardino, Spluga, Maloja, Bernina).
I trasporti aerei sono parimenti assai sviluppati e fanno capo ai due aeroporti internazionali di Malpensa e Linate.
Nel campo delle telecomunicazioni, infine, l’area metropolitana milanese rappresenta il più importante polo delle reti nazionali.
Per quanto riguarda i trasporti urbani la realizzazione più importante è la metropolitana sotterranea, costituita da tre linee, che ha affiancato la rete dei trasporti pubblici di superficie.
▪ Arte e sviluppo urbano.
Ci sono giunte poche tracce della città preromana.
Ad età romana risalgono l'impianto urbanistico rettangolare, la cinta muraria, il teatro, l'anfiteatro, la domus di via C. Correnti e il foro (piazza San Sepolcro).
La città subì una grave crisi produttiva fra II-III sec. d.C., per riprendersi alla fine del III sec. d.C. quando divenne capitale della parte occidentale dell'impero.
Di quest'epoca restano tracce: le terme dette Erculee, gli horrea , il palazzo imperiale, il circo, mentre nei secoli della tarda latinità sorsero, quasi sempre fuori le mura, i primi grandi monumenti cristiani: la basilica palatina (oggi S. Lorenzo); la basilica Apostolorum (S. Nazaro Maggiore); la basilica Martyrum (S. Ambrogio); la basilica Salvatoris (demolita nel sec. XVIII); la basilica Virginum (S. Simpliciano) e la basilica Maior, con il battistero, presso l’attuale duomo.
La ripresa economica dei secc. XI-XII rese necessaria la costruzione di una nuova cinta di mura (1158-62), sul tracciato corrispondente alla «cerchia dei Navigli», con l’espansione della «Cittadella» a Porta Ticinese.
Una rete di vie d’acqua, con l’inserimento del Naviglio Grande e la costruzione del Redefossi (secc. XIII-XIV), si andò organizzando con funzioni difensive e produttive.
Ai tempi di Gian Galeazzo Visconti si provvide al rinforzo delle difese urbane.
Le mura spagnole (1548-60) aggiunsero un nuovo anello concentrico alla forma urbana.
Il rinnovamento settecentesco portò alla sistemazione di strade esistenti (via Manzoni, via Montenapoleone, corso Monforte, corsia dei Servi, piazza Belgioioso) che acquistarono il tipico decoro mitteleuropeo dell’età teresiana e napoleonica.
L’espansione dei sobborghi fuori le mura, la grande circonvallazione alberata sull’anello dei bastioni spagnoli, la demolizione di alcune porte della cinta medievale, ampliamenti e rettifiche di alcune strade esistenti furono gli apporti all’immagine ottocentesca della città.
La costruzione del grande complesso della piazza del duomo e della galleria Vittorio Emanuele II (G. Mengoni, 1865-78) andò a sostituire un quartiere medievale-rinascimentale, mentre le due stazioni ferroviarie, quella Centrale (1857) e quella di porta Genova (1865), dettero luogo alla formazione di nuovi quartieri residenziali.
Sostenuta dallo sviluppo industriale, l’attività edilizia produsse nell‘ultimo secolo una espansione senza precedenti, accompagnata da ulteriori interventi di manomissione del nucleo storico.
Il cuore della città odierna è la piazza del duomo sulla quale prospettano il palazzo Reale, sull’area del Broletto vecchio (Giuseppe Piermarini,1772-78) e la galleria Vittorio Emanuele II.
Il passaggio coperto la collega alla piazza della Scala, nella quale si fronteggiano il Teatro alla Scala ed il palazzo Marino, sede del comune (Galeazzo Alessi, 1553).
Poco distanti sono il palazzo Clerici (sec. XVIII), con un affresco del Tiepolo e la cosiddetta casa degli Omenoni dello scultore Leone Leoni.
Tra i principali monumenti dell’architettura religiosa oltre al duomo e a S. Ambrogio (vedi oltre) si annoverano, S. Lorenzo Maggiore (resti del quadriportico dell’originaria basilica palatina) con cupola seicentesca di Martino Bassi, S. Maria delle Grazie (1463), famosa per la Cena di Leonardo da Vinci, S. Maria presso S. Satiro (1476, presbiterio e battistero del Bramante), S. Eustorgio (secc. VII-XV, campanile 1297-1309, affreschi attribuiti a Michelozzo), S. Babila (prospetto neo-romanico di Paolo Cesa Bianchi,1906), S. Nazaro Maggiore (basilica paleocristiana trasformata nei secc. XVI e XVII con la vicina cappella Trivulzio del Bramantino), S. Simpliciano (1254, rinnovata nell’età barocca, affreschi del sec. XIV), S. Pietro in Gessate (cappella Grifi, con affreschi del 1490) e la chiesa dell’Incoronata, entrambe del sec. XV, S. Maria della Passione, Ss. Barnaba e Paolo (Alessi), S. Maria dei Miracoli, S. Maurizio (organo dell’Antegnati, 1554) e S. Paolo Converso (sec. XVI).
Infine la neoclassica S. Carlo al Corso (Carlo Amati, 1839-47).
Fra le architetture civili si ricordano il palazzo della Ragione (1233, rilievo dell’Antelami, loggia degli Osii, 1316), il palazzo delle Scuole palatine (1644-45), il palazzo Arcivescovile (cortile del 1604 e facciata del Piermarini).
L’Ospedale Maggiore (Ca’ Granda, Antonio Averulino detto il Filarete, interventi di F. M. Richini, F. Mangone e G. B. Pessina) fu fondato nel 1456 e rappresenta un prototipo dell’architettura ospedaliera (attualmente ospita l’università statale).
Innumerevoli dimore signorili segnano poi le strade della città storica: in via Monte di Pietà la casa Porro-Lambertenghi, di L. Canonica, il palazzo Confalonieri e quello del Monte di Pietà (1498); in via Brera si trovano i palazzi Cusani e Citteri (sec. XVIII) ed il grande edificio di Brera, ex convento dei gesuiti (1572 su monastero del sec. XI), ristrutturato nel Seicento da Richini ed altri e completato da Piermarini.
Oggi ospita la pinacoteca di Brera, la Biblioteca Nazionale Braidense e l’Osservatorio astronomico (1760).
Vi è annesso un orto botanico con essenze rare.
Sulla via Manzoni si apre la neoclassica piazza Belgioioso con il palazzo omonimo (Piermarini, 1772-81); poco lontano si trovano i palazzi Anguissola, Bigli, Brentani, Olivazzi e Poldi-Pezzoli (sede dell’omonimo museo, vedi oltre).
In Via Montenapoleone spiccano i palazzi Melzi di Cusano (1830), Gavazzi (1838) e Merliani.
Notevoli sono ancora le vie Santo Spirito (palazzo Bagatti Valsecchi), Sant’Andrea (palazzo Morando Attendolo Bolognini, sede del museo Civico di storia contemporanea), Borgonuovo, con i palazzi Orsini, Moriggia (museo civico del Risorgimento), Landriani.
Il rinnovamento neoclassico investì anche le porte urbiche: a porta Romana (sec. XVI) si affiancarono porta Ticinese (Cagnola, 1801-14), porta Nuova (G. Zanoia, 1801-13) e porta Venezia (R. Vantini, 1827-28).
In corso Venezia i palazzi Bovara (1787), Castiglioni (liberty), Serbelloni (1793), si affiancano ai giardini pubblici sistemati dal Piermarini (1783-86).
L’edificio della villa Reale ospita oggi la Galleria d’arte moderna con il padiglione dell’arte contemporanea (Ignazio Gardella, 1948-54).
Non minore interesse presenta la zona sud-orientale del centro storico, con la Rotonda della Besana (nuovo cimitero per l’Ospedale Maggiore, sec. XVIII) e i palazzi Durini (1648), Toscanini (sec. XVII), della Prefettura, Isimbardi (affresco del Tiepolo).
Presenze architettoniche di rilievo sono anche in corso Magenta (palazzo Litta, di F. M. Richini, 1648, prospetto di B. Bolli, 1752-63) e in via Dante, caratteristico ambiente umbertino, intorno al castello Sforzesco.
Quest’ultimo ha subito interventi dalla seconda metà del sec. XIV fino al sec. XIX.
La torre del Filarete dà accesso alla piazza d’Armi cui in seguito si aggiunsero la Rocchetta, la corte Ducale (che oggi ospita i musei) e la torre di Bona Sforza.
L’ex giardino ducale fu sistemato come parco Sempione da Emilio Alemagna (1893).
In esso si trovano l’Acquario, l’Arena ed il palazzo dell’Arte (Giovanni Muzio, 1932-33).
Conclude la prospettiva di porta Sempione l’Arco della Pace (L. Cagnola, 1807).
Per l’architettura contemporanea, oltre gli esempi già citati, si ricordano il grattacielo Pirelli (G. Ponti e P. L. Nervi, 1955-60), la torre Velasca (Belgioioso, Peressutti, Rogers, 1960), la ristrutturazione in corso Garibaldi (F. Albini, F. Helg, 1976-78), dove fra l’altro sorge il teatro Fossati (F. Zuccari, 1858-59), quasi contemporaneo del cimitero Monumentale (C. Maciachini, 1863-66).
Da ricordare infine il recupero dell'area industriale Pirelli alla Bicocca, avviato nel 1995.
▪ Istituzioni culturali.
La nascita della Pinacoteca di Brera è legata alla storia di Palazzo Brera, imponente edificio seicentesco che apparteneva all'ordine dei Gesuiti.
Nel 1772 con la soppressione dell'ordine, Maria Teresa d'Austria convertì il palazzo in sede di scuola locale cui si aggiunsero una Biblioteca, un osservatorio astronomico, una società patriottica e l'Accademia di Belle Arti.
Nel 1776 il direttore dell'Accademia Carlo Bianconi decise di istituire per uso studio una collezione di stampe, disegni, pitture e sculture che andarono a costituire così il primo nucleo della Pinacoteca.
Al Bianconi succedette nel 1806 Giuseppe Bossi che affiancato dal pittore Andrea Appiani ampliò la raccolta grazie al patrimonio proveniente dagli ordini religiosi soppressi dei territori e dipartimenti ceduti dopo il trattato di Tolentino.
Essa conserva dipinti di scuola lombarda, piemontese e veneta tra Quattrocento e Cinquecento (Palma il Vecchio, Veronese, Tintoretto, Gentile e Giovanni Bellini), affreschi di Bramante, tavole del Trecento e del primo Quattrocento (Gentile da Fabriano, Ambrogio Lorenzetti), capolavori di Andrea Mantegna (Cristo morto ), Carlo Crivelli, Correggio, Piero della Francesca, Raffaello, Caravaggio, di pittori fiamminghi e del settecento (Guardi, Bellotto, Canaletto, Piazzetta, Mengs e Rosalba Carriera).
Nel 1882 la Pinacoteca, staccatasi dall'Accademia, ebbe statuto autonomo, aprì al pubblico e divenne Pinacoteca di stato.
Gli anni successivi alle due guerre mondiali segnarono importanti ristrutturazioni.
Notevoli e numerose sono state le donazioni che hanno incrementato il nucleo della Pinacoteca.
L’ala nuova (Gardella, 1982) contiene opere del Novecento (Modigliani, Boccioni, de Pisis, Carrà, Medardo Rosso, Rosai, Morandi, Sironi, Severini).
La pinacoteca Ambrosiana, con l’annessa biblioteca, ospita dipinti di Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio, Vivarini, Bramantino, Reni, Tiepolo, Barocci, Tiziano, Caravaggio e ritratti neoclassici.
I musei del castello Sforzesco si distinguono come esempio tra i più suggestivi di allestimento museografico.
Il percorso del piano terreno parte dalle sculture tardo-antiche e medievali per concludersi con la Pietà Rondanini di Michelangelo; il piano superiore raccoglie opere di scuola lombarda del Quattrocento, di scuola veneta, olandese e fiamminga (Pinacoteca), mentre le Civiche raccolte d’arte applicata conservano ceramiche orientali, precolombiane, islamiche, italiane, maioliche di Urbino, di Castelli, porcellane, oreficerie, avori, vetri, bronzi, ecc. Il Museo degli strumenti musicali, gli arazzi dei Mesi (Bramantino, 1503) e le raccolte archeologiche e numismatiche completano, con l’archivio e la biblioteca Trivulziana (miniature del Quattrocento) e con la raccolta delle stampe Achille Bertarelli (ca. 600.000 pezzi), uno dei maggiori complessi museali d'Italia.
Integra le raccolte archeologiche del castello Sforzesco il Civico museo archeologico di corso Magenta e il Museo Poldi Pezzoli con una raccolta di armi che si ampliò in seguito ad oreficerie, smalti, gioielli, vetri, tessuti, mobili, sculture e dipinti, libri antichi e reperti archeologici.
La Galleria d’arte moderna (villa Reale) contiene testimonianze della cultura artistica lombarda del secondo Ottocento, dei movimenti antiaccademici, del futurismo.
Di recente apertura è il Civico museo d’arte contemporanea (Boccioni, De Chirico, Fontana, Martini, Melotti, Morandi, Sironi, Rosai, Capogrossi).
Interesse scientifico hanno infine il Museo navale didattico (1922) allestito nell’ex monastero di S. Vittore ed il contiguo Museo nazionale della scienza e della tecnica Leonardo da Vinci che figura fra i più grandi musei tecnico-scientifici del mondo.
▪ Monumenti. ► DUOMO Venne fondato nel 1386 dall'arcivescovo Antonio da Saluzzo e dal duca Gian Galeazzo Visconti.
L'edificio sorse su una pianta a cinque navate con transetto a tre navate, una profonda abside, tiburio e deambulatorio.
Alla direzione dei lavori si succedettero numerosi architetti italiani (Simone d'Orsenigo, Marco Frisone, Giacomo da Campione, Filippo degli Organi, i Solari, Amadeo, Dolcebuono), e stranieri (Nicolas de Bonaventure, Enrico di Gmuenden, Ulrico da Fuessingen, Iacopo Coene di Bruges, Jean Mignot di Parigi), a cui si deve l'accentuato carattere tardo-gotico delle parti più antiche.
La facciata fu eretta in tre periodi: i portali e le finestre inferiori furono costruiti dal 1609 in poi su progetto di Pellegrino Tibaldi (1567); i piloni gotici, eccetto la loro parte inferiore, si devono a Carlo Buzzi (1645); il resto fu compiuto nel 1805-13, su impulso di Napoleone I.
L'interno, maestoso nella selva degli altissimi pilastri a fascio recanti, con caratteristica invenzione, tabernacoli con sculture in luogo dei capitelli, ha carattere più unitario e coerente.
La navata, centrale ha ampiezza doppia rispetto alle laterali, che hanno altezze digradanti e sono coperte da volte a crociera.
► S. AMBROGIO Per opera di S. Ambrogio la basilica sorse, sul finire del sec. IV, nei pressi della basilica Fausta (sec. II), che venne incorporata nell’edificio nel IX sec.
Nei secc. XI e XII vennero ricostruite le tre navate e l'atrio.
L'atrio, a porticato, serviva di sosta ai catecumeni che non avevano diritto di accedere al tempio, in seguito divenne luogo di adunanza della popolazione alla quale si rivolgeva il vescovo dalla loggia che si apre nella facciata.
Quest'ultima, dal profilo a capanna, presenta un doppio loggiato con cinque arcate.
La cupola, a pianta ottagonale, è mascherata esternamente, assumendo la forma caratteristica del tiburio lombardo.
L'interno, a tre navate coperte da pesanti volte a crociera con spigoli rafforzati da costoloni, è dominato da una successione di ritmi curvilinei.
Nella cripta sotto il santuario si conservano le reliquie dei Ss. Ambrogio, Gervasio e Protasio.
Il campanile maggiore presenta piani separati da cornici con archetti ciechi.
► CASTELLO SFORZESCO Ebbe origine come rocca viscontea, fondata forse nel 1368 da Galeazzo II e distrutta alla morte di Filippo Maria (1447).
Francesco Sforza ne riordinò la ricostruzione (1450).
Numerosi architetti si alternarono alla direzione della fabbrica, tra i quali Filarete, che nel 1452 iniziò l'imponente torre (distrutta nel 1521, fu ricostruita da Beltrami nel 1905), che domina la facciata Nel 1466 il castello potè dirsi compiuto, ma fu ampliato e decorato sotto i suoi successori (Galeazzo Maria, Bona di Savoia, Ludovico il Moro), da artisti come Foppa, Bramante, Leonardo.
In seguito fu cinto da bastioni, per cui la difesa del castello prese la forma di una stella a sei punte.
Nel 1800 Napoleone ordinò la demolizione della cittadella, e attorno al castello fu progettato il Foro Bonaparte.
Alla fine del sec.
XIX il castello diventò di proprietà comunale e fu restaurato dal Beltrami.
Nuovi interventi di restauro si resero necessari dopo i bombardamenti del 1943.
Il castello Sforzesco è sede d’istituzioni culturali e raccolte d'arte.
► S. MARIA DELLE GRAZIE E CENACOLO VINCIANO La chiesa di S. Maria delle Grazie fu eretta dai domenicani dal 1466 al 1490; il convento annesso, fu fondato nel 1464 e compiuto nel 1469.
Su iniziativa di Ludovico il Moro la chiesa fu prolungata con una grandiosa tribuna, iniziata nel 1492.
Il corpo anteriore, a tre navate divise da ampie arcate ad ogiva e coperte da volte a crociera, è opera dei Solari.
La facciata è scompartita da lesene con protiro, voluto dal Bramante.
Il corpo absidale eseguito, sempre dal Bramante, mostra un cubo centrale dove si innestano le tre absidi semicircolari sopra un tiburio a sedici lati.
Nell’aula rettangolare del Refettorio del convento domenicano di S. Maria delle Grazie, si trova la Cena di Leonardo da Vinci.
Iniziata intorno al 1495, su commissione di Ludovico il Moro, l’opera fu terminata, dopo alterne vicende, nel 1497.
La Cena fu eseguita con tempera all'uovo, che consentì a Leonardo ripensamenti e correzioni sul già fatto, ma nel contempo condusse l'opera ad una rapida rovina, anche a causa delle condizioni igrometriche del muro, esposto a nord.
Nel 1547 il lavoro presentò segni di deperimento, e nel 1640 i domenicani ampliarono la porticina sotto la figura di Gesù, tagliando le gambe di questo e di due discepoli.
«Deperitissimo» nel 1726, fu poi malamente restaurato; il Refettorio servì come stalla e quartiere militare, e fu allagato nel 1801.
Scampò alle bombe del 1943, che distrussero l'attiguo Chiostro grande, opera dei Solari.
Negli anni'80 si è provveduto ad avviare un restauro, volto al recupero del colore originario, che si è concluso nel 1995 con il recupero della bellezza della pittura originale.
► TEATRO ALLA SCALA Fu costruito nel 1776-78 da Giuseppe Piermarini sul luogo ove sorgeva la chiesa di S. Maria della Scala.
La facciata è di stile neoclassico, ritmata nell'aggetto del corpo centrale sul basso portico a bugnato.La sala fu ricostruita nel 1946, dopo i danni dei bombardamenti del 1943.
La veste decorativa neoclassica, le fu data nel 1807 da Giovanni Perego.
Esemplare la giustezza della curva della sala a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi, fonte di ottima visibilità e sonorità.
Il teatro fu inaugurato il 3-VIII-1778 con l’opera l'Europa riconosciuta di A. Salieri.
Al Teatro alla Scala sono annessi un Laboratorio di scenografia (dei primi del Settecento), una Scuola di danza (fondata nel 1813), il teatro della Piccola Scala (1955), ed un Museo teatrale (fondato nel 1913).
► MUSEO POLDI-PEZZOLI In base al testamento di Gian Giacomo Poldi-Pezzoli (1822-1879), le collezioni da lui raccolte e il palazzo che le ospitava dovevano costituire una fondazione permanente ed autonoma ad uso e beneficio del pubblico.
Appassionato collezionista Gian Giacomo si interessò alle armi antiche, e poi, influenzato dall’amico pittore G. Bertini e dallo storico dell'arte Giovanni Morelli, si dedicò alla pittura.
Nel 1859 si installò nell'attuale palazzo.
Dopo la sua morte, la fondazione fu amministrata, da G.
Bertini, già direttore di Brera.
L'inaugurazione del museo ebbe luogo il 25-IV-1881.
Dopo la morte di Bertini, alla direzione affidata al direttore dell'Accademia di belle arti, si affiancò una commissione consultiva di nove membri.
Il palazzo fu danneggiato dai bombardamenti del 1943, ma le collezioni rimasero intatte.
Nel 1945 si decise di restaurare l'edificio attenendosi allo stile originale, e fu riaperto nel 1951.
Nella collezione Poldi-Pezzoli sono rappresentate la scuola lombarda, tra cui opere di Boltraffio, A. Solario, Cesare da Sesto, Marco d'Oggiono, Ambrogio de Predis, Luini; e opere significative di altre scuole italiane, come il Profilo di donna del Pollaiolo, la Vergine col Bambino del Mantegna.
▪ Notizie storiche. ► PREISTORIA E ETÀ ANTICA Anticamente situata nel territorio della cultura di Golasecca, M.
risulta abitata dalla fine del V sec. a. C. (periodo di Golasecca IIIA).
Tra il IV e il I sec. a. C., era il maggior centro degli insubri, popolazione di lingua celtica, nel territorio compreso fra Sesia e Adda.
Occupata dai romani nel 222 a. C., fu definitivamente presa nel 196 a. C.; denominata Mediolanum («paese in mezzo alla pianura»), divenne colonia latina (lex Pompeia dell'89 a. C.) e municipio (49 a. C.) ascritto alla tribù ufentina.
Capoluogo dell'XI regione dell'Italia al tempo di Augusto (Transpadania), Milano crebbe d'importanza fino a diventare nel 292 la capitale dell'impero d'Occidente.
Nel 313 Costantino e Licinio vi promulgarono l'editto di tolleranza verso i cristiani.
A quel periodo risale l'istituzione della diocesi, resa dal vescovo Ambrogio (374-397) centro di fatto della chiesa d'Occidente.
► MILANO MEDIOEVALE.
Il primato di Milano venne meno con la crisi dell'impero e il trasferimento della capitale a Ravenna (402).
Le invasioni germaniche ne accelerarono la decadenza, mentre la dominazione longobarda (569-774) determinò la germanizzazione della città e della regione (da allora detta Langobardia).
Milano rimase schiacciata fra Pavia, capitale del Regnum , e Castelseprio, centro di un importante distretto rurale.
Una ripresa politica ed economica si ebbe in epoca franca, quando Milano ebbe un suo conte e cominciò ad affermare la propria autonomia.
Verso il 790 all'arcivescovato di Milano fu aggiunta la diocesi di Coira, attraverso la quale si intensificarono i rapporti con l'area centro-europea.
Crollato l'impero carolingio, il conte di Milano> estese il proprio controllo alla contea del Seprio e ottenne poi il titolo di marchese.
Accanto al conte-marchese (presente ancora nella prima metà del sec. XI) aveva un ruolo politico l'arcivescovo, intorno al quale era cresciuto un ceto di feudatari maggiori (capitanei).
Fra X e XI secolo, con l'indebolimento dell'autorità comitale, l'arcivescovo finì per attribuirsi funzioni di governo.
Grandeggiò in questa fase la figura di Ariberto di Intimiano.Contro la grande feudalità e contro l'arcivescovo, si schierarono i feudatari minori (secundi milites ) ai quali l'imperatore Corrado II concesse, nel 1037, l'ereditarietà dei feudi minori (Constitutio de feudis ).
Nel frattempo si era formato un nuovo ceto di mercanti e artigiani, anch'esso antagonista del predominio arcivescovile e feudale: nel 1042 il popolo cacciò i nobili dalla città e la tenne qualche tempo.
Dopo la pacificazione del 1044 (premessa del futuro Comune) la lotta sociale assunse connotati religiosi, sfociando nel movimento della pataria.
A seguito di tali contrasti si ebbe la precoce affermazione degli istituti comunali: già prima della fine del secolo la creazione di una magistratura consolare (consules civitatis ) rappresentava una scelta di pacificazione sociale tra tutte le forze cittadine.
Il Comune di Milano intraprese una politica espansionistica che rispondeva sia alle ambizioni egemoniche dei feudatari sia all'interesse dei cives per i traffici e i mercati padani.
La distruzione di Lodi (1110), la guerra contro Como (1118-27) la conquista di Crema (1130) sancirono la preminenza di Milano sulle città padane.
Essa divenne perciò la principale avversaria di Federico Barbarossa, che intendeva restaurare l'autorità dell'impero in Italia, e sostenne il peso maggiore dello scontro.
Assediata nel 1158, fu presa e distrutta nel 1162; postasi a capo della lega Lombarda, la guidò a Legnano, ove l'imperatore fu sconfitto (1176): con la pace di Costanza (1183) i Comuni della lega ebbero riconosciuta le propria autonomia.
All'interno della città, il governo consolare si mostrava inadeguato ad assorbire i conflitti sociali.
L'istituzione del podestà (dal 1186) non servì a risolvere il contrasto tra nobili, che controllavano il commune militum , e «popolani» riuniti nel commune populi e dotati, dal 1198, di un proprio consiglio (la Credenza di S.
Ambrogio, basata sulle corporazioni di mestiere).
Nel 1259 Martino Della Torre, sostenuto dalla parte popolare, fece il primo tentativo di instaurazione di un regime signorile.
Ma i Torriani furono sconfitti (1277) a Desio dall'arcivescovo Ottone Visconti, che prese il governo della città.
Dopo un periodo di lotte fra Torriani, di parte popolare (guelfa) e Visconti, di parte nobiliare (ghibellina), prevalsero infine i Visconti, prima con Matteo (1287; 1311), poi con Azzone, che nel 1330 ebbe il titolo di dominus generalis .
Da allora le vicende politiche cittadine si identificarono con quelle della signoria, che si andò progressivamente configurando come stato regionale.
Capitale del nuovo stato, Milano visse nel periodo signorile il massimo splendore e prosperità.
Fin dal sec. XIII la sua popolazione era cresciuta a oltre 100.000 ab., come pochissimi centri in Europa.
Le botteghe cittadine erano ovunque famose, soprattutto per la lavorazione di metalli e tessuti.
Il territorio era centro di un'abbondante attività agricola e di allevamento.
Gran parte dei traffici padani facevano capo a M., forte di una rete di canali, tra cui il Naviglio Grande (iniziato a fine sec.
XII) che collegava Ticino e Adda.
Vivissima era la vita artistica e culturale, nonostante l'assenza di una università (che i Visconti istituirono a Pavia).
Nel 1386 Gian Galeazzo Visconti iniziò la costruzione del duomo.
La signoria viscontea (divenuta ducato nel 1395) terminò alla morte senza eredi di Filippo Maria (1447).
Dopo un breve tentativo di restaurazione degli istituti comunali (Repubblica Ambrosiana), Francesco Sforza cinse d'assedio la città e se ne fece riconoscere duca dando così inizio (1450) alla signoria sforzesca.
La pace di Lodi (1454) inaugurò un periodo di stabilità che favorì le attività produttive, in particolare la coltivazione del gelso e l'arte della seta.
Simbolo della nuova signoria fu la costruzione dello splendido castello Sforzesco, iniziata nel 1450, a cui si aggiunsero l'Ospedale Maggiore e il Lazzaretto.
► ETÀ MODERNA E CONTEMPORANEA.
Conquistato nel 1499 dal re di Francia Luigi XII, il ducato di Milano visse tre decenni di instabilità politica, con l'alternarsi di dominazioni francesi e restaurazioni sforzesche, che ne causarono il declino economico e demografico.
La situazione politica si stabilizzò con l'affermarsi del dominio spagnolo (1535).
Lo stato di Milano conservò i suoi ordinamenti e le sue magistrature (il Consiglio, il Vicario, i Dodici di Provvisione), espressione di una nobiltà cittadina in cui erano confluiti l'antico patriziato e i ceti della mercatura e della finanza.
Questo ceto nobiliare, legato ai dominatori, si chiuse su se stesso, senza alcun interesse alle attività produttive, che subirono un rallentamento anche per il drenaggio fiscale spagnolo.
Il momento più critico fu toccato con la peste del 1630.
Anche la vita culturale attraversò un lungo periodo di stasi; le iniziative più rilevanti sono inquadrabili nell'ambito della Controriforma di cui furono campioni gli arcivescovi Carlo e Federico Borromeo (1560-84; 1595-1631).
Durante la guerra di Successione spagnola, lo stato di Milano passò (1706) all'impero asburgico.
Si aprì una nuova epoca di sviluppo civile ed economico, soprattutto dopo le riforme di Maria Teresa (1740-80) e di Giuseppe II (1780-90) ( Giuseppe imperatore del Sacro Romano Impero — II ).
Presero vita circoli illuministi, accademie, giornali, con una fioritura culturale di risonanza europea.
Nel 1796 fecero ingresso in Milano le truppe napoleoniche e dal 1797 la città fu capitale della Repubblica cisalpina, poi della Repubblica italiana (1802), infine del regno d'Italia (1805-14).
Crollato il regime napoleonico, in cui si ebbe un notevole sviluppo economico e urbanistico, nel 1814 Milano tornò all'Austria.
Intensa fu la sua partecipazione ai moti risorgimentali, nel 1821, nel 1833 e nelle Cinque giornate del 1848.
Nel 1859 la Lombardia fu ceduta al regno di Sardegna e poi annessa al regno d'Italia ( Indipendenza, guerre di).
Di questo, Milano divenne in breve tempo la vera capitale economica e finanziaria.
Il suo sviluppo proseguì con l'industrializzazione dei decenni a cavallo fra i secc.
XIX e XX, accompagnata da una crescita demografica eccezionale (da 130.000 ab. alla fine del Settecento a quasi mezzo milione nel 1901).
La prima guerra mondiale permise l'affermazione della grande industria metallurgica e meccanica, accanto a quella tessile tradizionale.
Dopo la seconda guerra mondiale Milano,al centro della «ricostruzione» e del «miracolo economico», ha mantenuto e rafforzato il suo ruolo di capitale economica del paese.